|
Presentazione
Nel ricco panorama discografico un CD
dedicato alla letteratura per flauto e chitarra del novecento è
praticamente assente. Solo alcune pagine di questo interessante repertorio
figurano all'interno di antologie di vario genere, mentre manca una
compilazione organica delle opere originali maggiormente significative
scritte per questa formazione che, nel nostro secolo, ha goduto di
particolari fortune. Il flauto e la chitarra, infatti, sono due strumenti a
cui i compositori del novecento hanno pensato con particolare predilezione.
Confinati ai margini della produzione musicale ottocentesca, e a torto
relegati a generi di importanza secondaria, questi due strumenti hanno poi
conosciuto una vera e propria primavera nel momento in cui la musica ha
cercato nuovi percorsi sonori, formali ed espressivi in senso lato -
alternativi a quelli tradizionali. Le potenzialità del flauto e della
chitarra sono così state sviscerate in tutta la loro profondità con
atteggiamenti compositivi innovativi e, a volte, avanguardisti. Spesso i
due strumenti sono stati usati in formazione cameristica. Il duo
flauto-chitarra è stato particolarmente amato dal pubblico e dai musicisti
grazie, in particolar modo, al suggestivo impasto timbrico che si viene a
creare nel dialogo fra i due strumenti.
L'antologia che Marko Feri e Ettore
Michelazzi qui propongono spazia dall'Entr'acte di Jacques Ibert per
giungere ad una pagina altrettanto nota di Mario Castelnuovo-Tedesco, la
sua Sonatina op.205. Si tratta di due opere scritte a distanza di circa
trent'anni, la prima è del 1936 mentre la seconda riporta al 1965.
La breve pagina di Jacques Ibert,
accattivante e suggestiva, presenta figurazioni iniziali molto veloci che
rasentano l'aleatorietà e che si risolvono nella delineazione di
suggestioni sonore. Allo stesso tempo incorniciano un tema molto intenso
dove il flauto emerge con la sua vena melodica. Erano queste le tipiche
movenze con cui i due strumenti allora venivano utilizzati dai compositori,
soprattutto della scuola francese, fortemente attratti dalle potenzialità
melodiche del flauto e dai delicati accompagnamenti realizzati dalla
chitarra. In particolar modo Jacques Ibert, suggestionato dalla scuola
impressionistica d'inizio secolo, nel flauto ricerca la preziosità del suo
timbro e la sua predisposizione verso percorsi formali semplici e lineari.
"Ciò che è importante nella musica è la qualità del suo
discorso", soleva dire il maestro francese, sottolineando la sua
ricerca verso la facile comunicativa e verso una scrittura che rispecchi le
"esigenze della sensibilità".
Nella Sonatina di Castelnuovo-Tedesco, un
musicista che ha dedicato alla chitarra moltissime opere del suo sconfinato
catalogo, troviamo invece un universo completamente differente. Il
compositore italiano, emigrato negli Stati Uniti negli anni del secondo
conflitto mondiale, in queste pagine mette in luce i tratti inconfondibili
del suo stile, incrocio di stilemi di derivazione neoclassica e suggestioni
melodiche di diversa provenienza, non ultime desunte dal mondo del jazz e della
musica di consumo che Castelnuovo-Tedesco particolarmente amava. Lontano
dalle avanguardie del dopoguerra, che ha sempre guardato con distacco ed
atteggiamento critico, egli si mantiene su percorsi formali molto sobri,
privilegiando molte volte l'elemento melodico. Da questo punto di vista la Sonatina op.205 è
emblematica. Dopo l'Allegretto grazioso iniziale, una pagina vivace e
briosa con figurazioni puntate, troviamo un Tempo di Siciliana, un
andantino grazioso e malinconico, che si muove su atmosfere notturne molto
delicate. Il Rondò finale riporta infine alla solarità tipica della civiltà
classica che Castelnuovo-Tedesco amava particolarmente e che reca il tratto
inconfondibile delle sue opere.
Nelle rimanenti opere contenute nel CD
troviamo altri atteggiamenti compositivi che offrono un'idea di quanto
varia ed eterogenea sia stata la produzione musicale del nostro secolo.
Prima su tutte va citata la ricerca degli idiomi popolari, nata sul finire
del secolo scorso quando le scuole nazionali esplosero in diverse aree
europee, che ha coinvolto molti compositori e gran parte della letteratura
chitarristica. La musica dello spagnolo Joaquin Rodrigo, che alla chitarra
ha dedicato il noto Concierto de Aranjuez, rivela infatti i tratti tipici
del folclore della sua terra. Allo stesso tempo, nelle opere del suo
catalogo dedicate alla chitarra si colgono anche le tracce del suo
soggiorno in Francia, e delle suggestioni provenienti dalle istituzioni
scolastiche di questa nazione ch'egli aveva frequentato. Il colorito
folclorismo e le influenze della musica di Dukas hanno così lasciato
un'impronta indelebile nel mestiere di Rodrigo. Anche nella Serenata al
alba del dia troviamo la tipica inclinazione al manierismo con una
propensione al descrittivismo e alla facile comunicativa, che talvolta
rischia di cadere nell'ingenuità.
La simpatia verso l'universo popolare muove
anche la poetica di John W. Duarte, un compositore che "ama giocare
con i folk-songs di mezzo mondo", per utilizzarli come base tematica di
molte sue composizioni con atteggiamenti di diverso genere che spesso
rasentano la parodia, con un fare molto intelligente ed efficace. Duarte
spazia in aree geografiche di diversa provenienza, attingendo a temi della
tradizione greca, catalana e, ovviamente, inglese per poi rielaborarli in
maniera molto personale. Gli elementi melodici vengono così sottoposti a
vistosi cromatismi, come si verifica anche in questa Sonatina op.15, mentre
i diversi elementi tematici spesso sono adattati o variati con humour. Del
resto, la formazione musicale di Duarte è segnata proprio da questo
eclettismo che lo ha sempre portato a confrontarsi ripetutamente con generi
musicali di diversa provenienza e addirittura ad esibirsi in diverse band
jazzistiche.
La musica di Willy Burkhard, compositore
svizzero, presenta invece i tratti tipici delle culture di confine.
Oscillando tra Monaco e Parigi, il suo linguaggio si muove tra la
profondità e severità tedesca e la facile scorrevolezza di provenienza
francese. Questo spiega l'originalità di molte sue pagine, dove troviamo le
sonorità coloristiche tipiche dei maestri francesi accanto ai disegni
formali di derivazione hindemithiana. La Serenade op.71 n.3
per flauto e chitarra è stata scritta nel 1944.
La scrittura di Stephen Dodgson si muove,
invece, su percorsi diversi, ricerca soluzioni molto più originali dove si
colgono moduli stilistici della tradizione europea del novecento (le sue
invenzioni ritmiche ricordano i compositori delle scuole dell'Est) resi con
molta efficacia ed assimilati con consapevolezza. Impegnato nel mondo del
teatro, della musica da film e della divulgazione musicale, le sue
trasmissioni radiofoniche l'hanno reso famoso in Inghilterra, Dodgson deve
ugualmente gran parte della sua notorietà alla musica per chitarra. Il
Capriccio per flauto e chitarra è stato scritto nel 1980.
Roberto
Calabretto
Artista poliedrico di vasta erudizione e
cultura, il triestino Pavle Merkù (1927) è - oltrechè slavista, filologo,
etnomusicologo e saggista - in primo luogo uno dei maggiori compositori
sloveni contemporanei. Nel suo ampio repertorio, che comprende più di 200
composizioni orchestrali, vocali, strumentali, concertistiche e
cameristiche, spiccano il Concerto per violino e orchestra (1970, premio
Preseren), l'opera in due atti La libellula (1976), la rapsodia per archi
Alt sijaj sijaj sonce (1977), la messa da requiem Pro felici mei transitu
(1987) nonché numerosi brani coristici di rara suggestione, intensità e
bellezza. Muovendo dall'atonale espressionismo di Kogoj, Berg o
Dallapiccola senza mai trascendere nell'aleatorietà dello sperimentale
avanguardismo, Merkù sviluppa un inconfondibile linguaggio sonoro che,
attingendo spesso al ricco melos popolare resiano e beneciano, coniuga in
modo originale tradizione con modernità nella costante, improba ricerca del
proprio Assoluto musicale: la verità come essenza di ogni arte.
I Due pezzi per flauto e chitarra, del 1960,
sono l'elaborazione autonoma di due brani della musica di scena per
l'Antigone di Jean Anouilh, dello stesso anno. Il linguaggio
neoespressionistico è precipuo della maturità dell'autore.
I Due canti popolari per chitarra, del 1961,
sono due popolarissimi canti di tradizione orale, slovacco il primo, croato
il secondo. Elaborati per Bruno Tonazzi che li tenne a battesimo, sono
stati in seguito ripresi da molti chitarristi.
Canzone e danza per flauto solo, composto nel
1979, è uno dei primi monologhi per strumento melodico solo, genere cui
l'autore ha dedicato molta cura cercando di perseguire la massima espressività
con un mezzo limitato e offrendo a un solista l'opportunità di dimostrare
le sue capacità virtuosistiche oltre che espressive.
Uomo generoso e compositore facondo, oltre
che pianista, insegnante, critico musicale e operatore culturale, Giulio
Viozzi (1912-1984) scrisse il Dialogo per flauto e chitarra nell'anno della
morte. La scorrevolezza del ductus melodico, unita - come sempre in Viozzi
- a una rilevante freschezza inventiva, è sorretta da un gioco ritmico e
contrappuntistico che non ne frena mai lo slancio, ne esalta anzi la
vitalità. Le armonie, spesso asciutte come si conviene a un neoclassicismo
di base, sono personali e nuove senza mai rasentare tensioni e urti ai
quali appena l'avanguardia ci ha abituati; ma Viozzi, che ha aiutato tanti "avanguardisti"
triestini a farsi strada, ne è rimasto immune. Nel Dialogo si avvertono
appieno la maestria esperita in una vita intensa e la capacità di esaltare
il virtuosismo dei committenti.
Miran
Košuta - Pavle Merkù
|