Original 20th Century Works

For Flute And Guitar

Ettore Michelazzi – flauto / Marko Feri - chitarra

(1998)

 

 

Jacques Ibert

 Entr'acte

Pavle Merkù

Due pezzi per flauto e chitarra op.32
Due canti popolari per chitarra
Canzone e danza per flauto

Giulio Viozzi

Dialogo

John W.Duarte

Sonatina op.15

Stephen Dodgson

Capriccio

Joaquin Rodrigo

Serenata al alba del dia
Willy Burkhard

Serenata op.71 n.3
Mario Castelnuovo-Tedesco

Sonatina op.205

 

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Presentazione

Nel ricco panorama discografico un CD dedicato alla letteratura per flauto e chitarra del novecento è praticamente assente. Solo alcune pagine di questo interessante repertorio figurano all'interno di antologie di vario genere, mentre manca una compilazione organica delle opere originali maggiormente significative scritte per questa formazione che, nel nostro secolo, ha goduto di particolari fortune. Il flauto e la chitarra, infatti, sono due strumenti a cui i compositori del novecento hanno pensato con particolare predilezione. Confinati ai margini della produzione musicale ottocentesca, e a torto relegati a generi di importanza secondaria, questi due strumenti hanno poi conosciuto una vera e propria primavera nel momento in cui la musica ha cercato nuovi percorsi sonori, formali ed espressivi in senso lato - alternativi a quelli tradizionali. Le potenzialità del flauto e della chitarra sono così state sviscerate in tutta la loro profondità con atteggiamenti compositivi innovativi e, a volte, avanguardisti. Spesso i due strumenti sono stati usati in formazione cameristica. Il duo flauto-chitarra è stato particolarmente amato dal pubblico e dai musicisti grazie, in particolar modo, al suggestivo impasto timbrico che si viene a creare nel dialogo fra i due strumenti.

L'antologia che Marko Feri e Ettore Michelazzi qui propongono spazia dall'Entr'acte di Jacques Ibert per giungere ad una pagina altrettanto nota di Mario Castelnuovo-Tedesco, la sua Sonatina op.205. Si tratta di due opere scritte a distanza di circa trent'anni, la prima è del 1936 mentre la seconda riporta al 1965.

La breve pagina di Jacques Ibert, accattivante e suggestiva, presenta figurazioni iniziali molto veloci che rasentano l'aleatorietà e che si risolvono nella delineazione di suggestioni sonore. Allo stesso tempo incorniciano un tema molto intenso dove il flauto emerge con la sua vena melodica. Erano queste le tipiche movenze con cui i due strumenti allora venivano utilizzati dai compositori, soprattutto della scuola francese, fortemente attratti dalle potenzialità melodiche del flauto e dai delicati accompagnamenti realizzati dalla chitarra. In particolar modo Jacques Ibert, suggestionato dalla scuola impressionistica d'inizio secolo, nel flauto ricerca la preziosità del suo timbro e la sua predisposizione verso percorsi formali semplici e lineari. "Ciò che è importante nella musica è la qualità del suo discorso", soleva dire il maestro francese, sottolineando la sua ricerca verso la facile comunicativa e verso una scrittura che rispecchi le "esigenze della sensibilità".

Nella Sonatina di Castelnuovo-Tedesco, un musicista che ha dedicato alla chitarra moltissime opere del suo sconfinato catalogo, troviamo invece un universo completamente differente. Il compositore italiano, emigrato negli Stati Uniti negli anni del secondo conflitto mondiale, in queste pagine mette in luce i tratti inconfondibili del suo stile, incrocio di stilemi di derivazione neoclassica e suggestioni melodiche di diversa provenienza, non ultime desunte dal mondo del jazz e della musica di consumo che Castelnuovo-Tedesco particolarmente amava. Lontano dalle avanguardie del dopoguerra, che ha sempre guardato con distacco ed atteggiamento critico, egli si mantiene su percorsi formali molto sobri, privilegiando molte volte l'elemento melodico. Da questo punto di vista la Sonatina op.205 è emblematica. Dopo l'Allegretto grazioso iniziale, una pagina vivace e briosa con figurazioni puntate, troviamo un Tempo di Siciliana, un andantino grazioso e malinconico, che si muove su atmosfere notturne molto delicate. Il Rondò finale riporta infine alla solarità tipica della civiltà classica che Castelnuovo-Tedesco amava particolarmente e che reca il tratto inconfondibile delle sue opere.

Nelle rimanenti opere contenute nel CD troviamo altri atteggiamenti compositivi che offrono un'idea di quanto varia ed eterogenea sia stata la produzione musicale del nostro secolo. Prima su tutte va citata la ricerca degli idiomi popolari, nata sul finire del secolo scorso quando le scuole nazionali esplosero in diverse aree europee, che ha coinvolto molti compositori e gran parte della letteratura chitarristica. La musica dello spagnolo Joaquin Rodrigo, che alla chitarra ha dedicato il noto Concierto de Aranjuez, rivela infatti i tratti tipici del folclore della sua terra. Allo stesso tempo, nelle opere del suo catalogo dedicate alla chitarra si colgono anche le tracce del suo soggiorno in Francia, e delle suggestioni provenienti dalle istituzioni scolastiche di questa nazione ch'egli aveva frequentato. Il colorito folclorismo e le influenze della musica di Dukas hanno così lasciato un'impronta indelebile nel mestiere di Rodrigo. Anche nella Serenata al alba del dia troviamo la tipica inclinazione al manierismo con una propensione al descrittivismo e alla facile comunicativa, che talvolta rischia di cadere nell'ingenuità.

La simpatia verso l'universo popolare muove anche la poetica di John W. Duarte, un compositore che "ama giocare con i folk-songs di mezzo mondo", per utilizzarli come base tematica di molte sue composizioni con atteggiamenti di diverso genere che spesso rasentano la parodia, con un fare molto intelligente ed efficace. Duarte spazia in aree geografiche di diversa provenienza, attingendo a temi della tradizione greca, catalana e, ovviamente, inglese per poi rielaborarli in maniera molto personale. Gli elementi melodici vengono così sottoposti a vistosi cromatismi, come si verifica anche in questa Sonatina op.15, mentre i diversi elementi tematici spesso sono adattati o variati con humour. Del resto, la formazione musicale di Duarte è segnata proprio da questo eclettismo che lo ha sempre portato a confrontarsi ripetutamente con generi musicali di diversa provenienza e addirittura ad esibirsi in diverse band jazzistiche.

La musica di Willy Burkhard, compositore svizzero, presenta invece i tratti tipici delle culture di confine. Oscillando tra Monaco e Parigi, il suo linguaggio si muove tra la profondità e severità tedesca e la facile scorrevolezza di provenienza francese. Questo spiega l'originalità di molte sue pagine, dove troviamo le sonorità coloristiche tipiche dei maestri francesi accanto ai disegni formali di derivazione hindemithiana. La Serenade op.71 n.3 per flauto e chitarra è stata scritta nel 1944.

La scrittura di Stephen Dodgson si muove, invece, su percorsi diversi, ricerca soluzioni molto più originali dove si colgono moduli stilistici della tradizione europea del novecento (le sue invenzioni ritmiche ricordano i compositori delle scuole dell'Est) resi con molta efficacia ed assimilati con consapevolezza. Impegnato nel mondo del teatro, della musica da film e della divulgazione musicale, le sue trasmissioni radiofoniche l'hanno reso famoso in Inghilterra, Dodgson deve ugualmente gran parte della sua notorietà alla musica per chitarra. Il Capriccio per flauto e chitarra è stato scritto nel 1980.

Roberto Calabretto

 

Artista poliedrico di vasta erudizione e cultura, il triestino Pavle Merkù (1927) è - oltrechè slavista, filologo, etnomusicologo e saggista - in primo luogo uno dei maggiori compositori sloveni contemporanei. Nel suo ampio repertorio, che comprende più di 200 composizioni orchestrali, vocali, strumentali, concertistiche e cameristiche, spiccano il Concerto per violino e orchestra (1970, premio Preseren), l'opera in due atti La libellula (1976), la rapsodia per archi Alt sijaj sijaj sonce (1977), la messa da requiem Pro felici mei transitu (1987) nonché numerosi brani coristici di rara suggestione, intensità e bellezza. Muovendo dall'atonale espressionismo di Kogoj, Berg o Dallapiccola senza mai trascendere nell'aleatorietà dello sperimentale avanguardismo, Merkù sviluppa un inconfondibile linguaggio sonoro che, attingendo spesso al ricco melos popolare resiano e beneciano, coniuga in modo originale tradizione con modernità nella costante, improba ricerca del proprio Assoluto musicale: la verità come essenza di ogni arte.

I Due pezzi per flauto e chitarra, del 1960, sono l'elaborazione autonoma di due brani della musica di scena per l'Antigone di Jean Anouilh, dello stesso anno. Il linguaggio neoespressionistico è precipuo della maturità dell'autore.

I Due canti popolari per chitarra, del 1961, sono due popolarissimi canti di tradizione orale, slovacco il primo, croato il secondo. Elaborati per Bruno Tonazzi che li tenne a battesimo, sono stati in seguito ripresi da molti chitarristi.

Canzone e danza per flauto solo, composto nel 1979, è uno dei primi monologhi per strumento melodico solo, genere cui l'autore ha dedicato molta cura cercando di perseguire la massima espressività con un mezzo limitato e offrendo a un solista l'opportunità di dimostrare le sue capacità virtuosistiche oltre che espressive.

Uomo generoso e compositore facondo, oltre che pianista, insegnante, critico musicale e operatore culturale, Giulio Viozzi (1912-1984) scrisse il Dialogo per flauto e chitarra nell'anno della morte. La scorrevolezza del ductus melodico, unita - come sempre in Viozzi - a una rilevante freschezza inventiva, è sorretta da un gioco ritmico e contrappuntistico che non ne frena mai lo slancio, ne esalta anzi la vitalità. Le armonie, spesso asciutte come si conviene a un neoclassicismo di base, sono personali e nuove senza mai rasentare tensioni e urti ai quali appena l'avanguardia ci ha abituati; ma Viozzi, che ha aiutato tanti "avanguardisti" triestini a farsi strada, ne è rimasto immune. Nel Dialogo si avvertono appieno la maestria esperita in una vita intensa e la capacità di esaltare il virtuosismo dei committenti.

Miran Košuta - Pavle Merkù